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CAPITOLO 1 – Il fuoco nella notte
Il vento gelido scivolava tra le case di pietra del villaggio, portando con sé l'odore umido della terra e quello più acre della legna bruciata. Le torce fissate alle pareti tremolavano sotto le raffiche, proiettando ombre instabili che si allungavano lungo le strade strette come presenze vive.
Seraphina avanzava lentamente a cavallo, lasciando che il suo destriero bianco adattasse il passo al terreno irregolare. Le pietre consumate sotto gli zoccoli producevano un suono secco, regolare, che si perdeva nel silenzio innaturale del luogo.
Non era un silenzio normale.
Era il tipo di quiete che arriva subito prima di qualcosa.
La sua mano si posò sull'elsa della spada senza che ci fosse bisogno di pensarci. L'armatura a scaglie che indossava rifletteva appena la luce delle torce, ogni lamina perfettamente incastrata sull'altra, lavorata con una precisione che tradiva la mano di un artigiano esperto. Non era solo protezione. Era equilibrio. Movimento.
Il cavallo rallentò.
Le orecchie tese.
Un attimo dopo—
un urlo squarciò la notte.
Poi un altro.
Più vicino.
Seraphina non ebbe bisogno di decidere.
Spinse il cavallo in avanti, attraversando la strada principale proprio mentre una casa, poco più avanti, veniva avvolta dalle fiamme. Il fuoco si arrampicava sulle travi come una creatura viva, illuminando figure armate che si muovevano tra il caos.
Predoni.
Ma qualcosa non tornava.
Scese da cavallo con un movimento agile, lasciando che le redini scivolassero tra le dita. Il cavallo si spostò di lato, ma non si allontanò.
La spada uscì dal fodero con un suono netto.
Il primo predone le si lanciò contro senza esitazione, la lama sollevata in un colpo diretto.
Seraphina parò, deviando l'attacco con un movimento preciso, e rispose con un fendente rapido che colpì al fianco. L'uomo cadde senza nemmeno gridare.
Non si fermò.
Un secondo avanzò, poi un terzo.
Troppi per un attacco casuale.
Troppo coordinati.
Il combattimento esplose attorno a lei in una serie di movimenti rapidi e decisi. Il suono del metallo che si scontrava riempiva l'aria, mescolandosi alle urla e al crepitio del fuoco.
Seraphina si muoveva tra loro senza sprechi, ogni colpo diretto, ogni passo studiato. Le scaglie dell'armatura catturavano la luce delle fiamme, riflettendola in bagliori intermittenti mentre il suo corpo seguiva un ritmo che non lasciava spazio all'esitazione.
Ma mentre combatteva, qualcosa attirò la sua attenzione.
Non un suono.
Non un movimento evidente.
Piuttosto una sensazione.
Tra le fiamme, oltre le figure che si muovevano, c'era qualcosa di diverso.
Un'ombra.
Ferma.
Seraphina esitò.
Solo per un istante.
E quell'istante bastò a cambiare tutto.